MADRINA, MISTRIN E LIPADU

Ogni quartiere elegge  la sua Madrina scegliendola fra le ragazze più leggiadre del quartiere. Anche il fattore morale deve avere il suo peso essendo il gioco del Palio un impegno serio.

Se nessuna ragazza del quartiere accetterà l’incarico, si sceglierà la madrina in un altro quartiere di Mede. Il nome della madrina e dell’accompagnatore dovranno essere comunicati entro la terza domenica di luglio agli organizzatori al fine di permettere le prove. In caso di mancanza di nominativo il Comitato Organizzatore prenderà le decisioni del caso.

Il Palio di Mede è visto come espressione del popolo, è un palio contadino che vuole salvare quanto è possibile le cose del passato, mira a recuperare e ricomporre la storia, scoprire anche attraverso i vestiti i momenti della vita dell’uomo lomellino.

I costumi delle madrine e dei mistrin che sono accompagnatori apprendisti, sono quelli delle bisnonne e dei bisnonni ricostruiti nel modo più fedele possibile, meglio se autentici al fine di recuperare la reale identità del popolo lomellino.

Nessuna elites dunque ma popolo.

I vestiti della festa, le lunghe gonne, i corpetti attillati, i grembiuli ricamati, le camicie, le calze fatte a mano, le “cumbinös”, le mutande ricamate finemente durante le lunghe veglie invernali possiedono un’eleganza austera che non può essere eguagliata da altri costumi non nostri.

Le camicie degli uomini, i fazzoletti da collo, le fasce da attorniare in vita, i calzoni degli uomini, i gilè con i taschini, cappelli, orologi, orecchini, collane, ecc… appartengono ad un’epoca della Lomellina.

Salvare queste cose è fare autentica cultura.

(G. Masinari “MEDE FRA STORIA E CULTURA CONTADINA IN LOMELLINA -1983-)

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