PALIO, GRANDE SPETTACOLO DI POPOLO E PER IL POPOLO

Giuseppe Masinari
Giuseppe Masinari

Una grande manifestazione teatrale vissuta che vede tutto il Paese trasformato in un palcoscenico. Le sue strade, le sue piazze, la Chiesa, il Municipio, lo stadio. Un eccitazione fuori dal comune. Una festa, un gioco popolare che si libera ed allo stesso tempo salvaguarda e mette in evidenza la memoria storica della comunità.

Dopo decenni che hanno visto la perdita di certi valori, di certi significati, di una certa vita in comune, di certi campanilismi si è capita la necessità di salvare quanto è possibile. Non solo nostalgie dunque, non solo rivalità di quartiere, il recupero di valori lontani dal nostro spirito, rappresenta un atto di amore giusto, di fiducia verso la terra lomellina.

E’ con questo spirito che abbiamo ideato nel 1980 il “Palio Popolare di Mede”; i soci del Centro Amisani hanno appoggiato l’iniziativa ed hanno lavorato per realizzarla.

Il gioco scelto è stato quello detto “La Ciaraméla”, l’antico gioco della canna come ci ricorda il suo etimo greco e che lega la Lomellina a varie aree europee possedendo il grande merito di portare il popolo in piazza per affermare il suo attaccamento alla tradizione contadina, con una parte del popolo che si trasforma in attore, un’altra in spettatore. Le sfilate sono guardate dai balconi, dalle finestre, stando vicino ai muri e nelle tribune. E vi sono i cavalli e le carrozze e non vi è quasi distinzione fra attori e spettatori, perchè la stessa folla fa spettacolo in un palcoscenico incorniciato dalle bandiere, migliaia di bandiere e colori, e grida e applausi. Un paese-teatro senza distinzione di ceto o di età per un gioco, persuasi tutti che la base della nostra cultura è legata al gioco.

Dieci sono i quartieri di Mede: Roca Bianca, Piasa Giaretta, San Roc, San Banardin, Gab, Büsch, Marcanton, Cruson, Pasquà, Jangial.

Dieci sono le bandiere con i loro colori ed i loro stemmi pieni di significati.

I momenti fondamentali della grande manifestazione son quattro.

Il primo è quello che si riferisce alla consegna del palio da parte del Sindaco alla Madrina ed alla presenza dei quartieri, delle bandiere, delle maggiori autorità e del popolo.

Il secondo momento è rappresentato dalla benedizione del palio effettuata in Chiesa presenti le madrine, gli accompagnatori e i giocatori.

Le madrine dei quartieri portano i “simboli” del lavoro agricolo e dell’artigianato per la benedizione.

Il terzo momento è quello della sfilata storica per le vie di Mede con alfieri a cavallo e carrozze d’epoca per condurre al campo i giocatori e le loro madrine in costume contadino.

gara che viene disputata dopo una sfilata di colori. E’ una cosa seria perchè come ci ricorda Huizinga: “L’uomo non è mai così serio quando è ludens“, si aggiunga “Le drois de rever“, il diritto di sognare affinchè l’uomo ritrovi il suo sogno su questa terra contadina.

E alla sera la tradizione vuole un gran ballo popolare in piazza con gli attori in costume e il popolo che vive il giorno del suo “Palio”. La festa come un tempo non ha confini spaziali ma è alitata di vita in ogni angolo del paese per permettere all’uomo, per dirla come Bachtin, la “propria rinascita e il proprio rinnovamento su principi migliori” e vi è tanta gente e tanta amicizia per l’aria che si lascia toccare con la mano.

(G. Masinari da “Mede fra storia e cultura contadina in Lomellina” 1983)

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